Come può l'arte contribuire a rafforzare il senso di appartenenza, creare relazioni e valorizzare i luoghi in cui viviamo? Attorno a questa domanda si è sviluppato il talk "Oltre i muri. Arte, cultura, territorio e comunità: contaminazioni di valore", ospitato il 27 settembre al MUMAC in un pomeriggio di confronto che ha riunito amministratori, artisti, progettisti e rappresentanti delle istituzioni.
A moderare l'incontro è stata Barbara Foglia, MUMAC Director, che ha introdotto il tema sottolineando la volontà di esplorare le connessioni possibili tra mondi apparentemente diversi, ma accomunati dalla capacità di incidere sul vissuto collettivo. «Vogliamo capire come arte, cultura e bellezza possano intervenire sui territori affinché diventino sempre più parte del vissuto delle comunità», ha spiegato, evidenziando come l'obiettivo dell'incontro fosse quello di far emergere contaminazioni e punti di contatto tra creatività, impresa e società.
Accanto a lei sono intervenuti la sindaca di Binasco Liana Castaldo, lo street artist Matteo Natale, in arte Nerd, l'artista internazionale John Blond, i fondatori di UR Studio Matilde Arduini e Simone Peracchi, e il consigliere di Città Metropolitana di Milano Giorgio Mantoan.
Nel corso del confronto è emerso con forza il ruolo dell'arte come strumento di aggregazione e di costruzione di comunità. «Arte e cultura sono in grado di sgretolare i muri grazie alla vicinanza che creano - ha osservato la sindaca Liana Castaldo -. Generano relazioni che sono fondamentali per una comunità. Oltre a rappresentare momenti di bellezza, ci aiutano a porci domande, a emozionarci e a trasformarci». Per la sindaca, parole come confronto e ascolto rappresentano elementi indispensabili per aprire nuove prospettive e cogliere tutte le sfaccettature presenti in una comunità.
Tra le testimonianze più significative, quella di Matteo Natale, autore del murale che racconta la filiera del caffè e che oggi caratterizza l'area circostante il MUMAC. Un progetto nato per trasformare un muro degradato in un segno identitario capace di dialogare con il territorio e con la missione del museo. «Per realizzare questo disegno ho puntato ai simboli principali della filiera del caffè: il chicco, il fiore e le bacche. Con questi elementi ho creato un pattern che si ripete lungo tutto il muro». Un'opera che nel tempo è diventata un punto di riferimento per il quartiere e per lo stesso artista, che ha sottolineato come ogni suo intervento nasca dall'osservazione e dall'ascolto delle persone che vivono i luoghi. «Il dialogo con chi vive il territorio mi dà la scintilla per realizzare un murale che non dia fastidio a chi lo abita. Contano il rispetto del luogo e delle persone».
Un'altra prospettiva è arrivata da John Blond, artista internazionale invitato a reinterpretare due icone della storia Faema, la E61 e la Faemina, esposte al pubblico per l'occasione. Ripercorrendo il proprio percorso creativo, Blond ha raccontato come la curiosità sia sempre stata il motore della sua ricerca artistica. «La mia famiglia vendeva bombolette spray e così a dodici anni ho iniziato a fare graffiti. Ho sempre avuto una forte curiosità e la curiosità ci porta a sviluppare nuove passioni e cose che ci fanno stare bene. L'opera è il risultato finale di questo processo». La sfida di lavorare su oggetti industriali e fortemente identitari ha significato confrontarsi con la storia e l'heritage del brand. «Il rispetto per l'identità e per la storia è fondamentale. Il MUMAC custodisce una collezione sorprendente che racconta oltre un secolo di design e innovazione».
Particolarmente apprezzato è stato anche il contributo di UR Studio, che ha presentato il progetto “Lambrate sui muri”, un percorso di arte urbana nato per raccontare la memoria storica e industriale del quartiere milanese attraverso murales diffusi. Come hanno spiegato Matilde Arduini e Simone Peracchi, l'obiettivo non è semplicemente decorare gli spazi, ma costruire un racconto condiviso capace di avvicinare gli abitanti alla storia del luogo. Fondamentale, in questo processo, è il coinvolgimento diretto della comunità, attraverso incontri, ricerche e camminate di quartiere che permettono di raccogliere testimonianze e memorie. «Gli anziani del quartiere ci hanno raccontato tante storie delle aziende storiche di Lambrate, fra cui anche quelle legate allo storico insediamento Faema. È da questi racconti che nascono molti dei nostri murales».
La riflessione si è poi allargata al tema della partecipazione grazie all'intervento di Giorgio Mantoan, che ha evidenziato il ruolo che arte e cultura possono svolgere nel creare occasioni di incontro e coesione sociale. «Possiamo provare a costruire ponti e fare in modo che la comunità trovi occasioni di ritrovo perché persone diverse possano entrare in contatto. L'arte ci offre un'occasione importante per illuminare momenti di grigio e indifferenza». Un'attenzione particolare è stata dedicata ai giovani e al loro coinvolgimento attivo nella costruzione delle politiche pubbliche, nella convinzione che il protagonismo delle nuove generazioni rappresenti una risorsa essenziale per affrontare le sfide del futuro.
Il dialogo ha messo in luce anche la capacità dell'arte di creare connessioni tra generazioni. A questo proposito la sindaca Liana Castaldo ha ricordato un recente progetto che ha coinvolto i giovani del territorio nel recupero e nella personalizzazione di arredi urbani e spazi pubblici, facendo emergere tra i partecipanti il concetto di bene comune. Un'esperienza che ha dimostrato come la creatività possa diventare un ponte tra persone, idee e sensibilità diverse.
Anche il MUMAC ha portato la propria testimonianza di questo approccio esponendo all'ingresso del museo un grande dipinto donato dalla casa di riposo di Binasco Heliopolis e realizzato dagli ospiti durante un'attività ricreativa dedicata al tempo libero. Un'opera che racconta come la creatività possa essere uno strumento accessibile e inclusivo, capace di generare incontro e partecipazione, oltre che ponte fra generazioni.
In chiusura, ai relatori è stato chiesto di sintetizzare con una parola il significato della serata. Le risposte hanno composto una sorta di manifesto collettivo: relazione, futuro, incontro, intenzionalità e protagonismo. Parole che Barbara Foglia ha raccolto e trasformato in una riflessione conclusiva: «Abbiamo visto un percorso che ha mostrato come l'arte possa diventare occasione di incontro, capace di trasformare un'opera, un oggetto o un quartiere in luoghi di relazione. Quando nasce da una precisa intenzione, la creatività rafforza il senso di appartenenza e contribuisce a rendere le comunità più consapevoli e partecipi. Guardare oltre i muri può significare riconoscere nell'arte non solo un linguaggio espressivo, ma una concreta possibilità di protagonismo e di futuro».
Un messaggio perfettamente in sintonia con la missione del MUMAC: creare connessioni tra cultura, impresa, territorio e persone, trasformando il patrimonio del caffè e del design in un'occasione di dialogo, conoscenza e crescita condivisa.