Mercoledì 22 aprile, nel cuore pulsante della Milano Design Week, il flagship Faema di via Forcella si è trasformato in un laboratorio vivo di connessioni, gesti, colori e storie. Un luogo dove il design del caffè ha incontrato l’arte contemporanea, e dove due icone – la FAEMA E61 e FAEMINA – hanno cambiato pelle, diventando opere uniche grazie all’intervento dell’artista e designer John Blond.

Un incontro nato quasi per caso, cresciuto per affinità e approdato a un risultato che va oltre l’evento: le opere create da Blond entreranno nella collezione permanente del MUMAC, il Museo della Macchina per Caffè di Cimbali Group. Un passaggio che segna un nuovo capitolo nel dialogo tra patrimonio industriale e linguaggi artistici contemporanei.

Il talk pomeridiano, seguito da un happy hour animato da performance live, ha attirato un pubblico numeroso e curioso. Tra un flash del photo booth e un tratto di pennarello sui poster che l’artista completava dal vivo, si respirava un’energia rara: quella delle collaborazioni autentiche, nate da un’intuizione e diventate progetto.

«Questa partnership con Faema è nata un po’ per caso -racconta John Blond, sorridendo mentre ripercorre l’inizio di tutto -. Ci siamo incontrati da Spazio Isa, dove ero stato invitato. È stato un gioco di connessioni: una collaborazione precedente, un bancone realizzato da Isa per Faema, una curiosità reciproca. Da lì è partito tutto».

Accanto a lui, Maria Vittoria Rinaldi, brand manager Faema, annuisce: «In quell’occasione ho conosciuto John. Mi ha colpito la sua semplicità, la sua autenticità. Ho iniziato a chiedermi chi fosse davvero questo ragazzo e come potesse dialogare con un marchio come Faema, che ha un heritage fortissimo ma anche un bisogno naturale di contemporaneità».

Blond racconta la sua storia con naturalezza, come se ogni passaggio fosse una conseguenza inevitabile del precedente. «Ho iniziato a fare graffiti a 12 anni. Le linee dritte non mi venivano, così ho iniziato a usare un tratto ondulato. Mi piaceva. Quel tratto è diventato i miei noodles. A Londra lavoravo part-time in un pub e recuperavo le bottiglie: erano le mie tele. Tutto è nato così, in modo spontaneo». Una spontaneità che ha convinto Faema. «Un marchio con un heritage così forte – spiega Rinaldi – ha bisogno di attualizzarsi. I noodles di John erano perfetti per interpretare la contemporaneità, soprattutto in una settimana come la Design Week, dove il Made in Italy dialoga con il mondo».

Il momento decisivo arriva quando Rinaldi invita Blond a visitare il MUMAC. «È stato un posto di incredibile ispirazione - racconta l’artista -. La più grande collezione di macchine per caffè della storia, dal Liberty al contemporaneo. Oggetti di design creati da designer che hanno fatto la storia. Per chi ama il design, è un luogo unico». È lì che nasce l’idea di trasformare due macchine Faema in opere d’arte. Ed è lì che si decide che quelle opere non sarebbero rimaste un episodio, ma sarebbero entrate nella collezione permanente del museo.

Una scelta che la direttrice del MUMAC, Barbara Foglia, sintetizza così: «Al MUMAC si scopre il mondo del design dietro le macchine per caffè professionali, un patrimonio italiano unico e formidabile. L’ingresso delle opere di Blond arricchirà questo racconto, portando un nuovo linguaggio dentro la nostra storia».

La macchina come tela, il caffè come linguaggio: la E61, simbolo assoluto del brand, e FAEMINA, icona domestica reinterpretata, diventano così superfici vive, attraversate dai noodles di Blond. Non decorazioni, ma gesti che dialogano con la memoria industriale. Il risultato è un cortocircuito felice: la macchina per caffè, oggetto funzionale per eccellenza, diventa opera d’arte; l’arte, spesso percepita come distante, si avvicina al quotidiano del caffè. 

È l’essenza del progetto “Affinity by FAEMA”: rete, sperimentazione, contaminazione.

Il percorso non si è limitato alla personalizzazione delle macchine. Blond è diventato un vero consulente creativo.

«Dopo la visita al MUMAC – racconta – sono stato invitato in azienda. Abbiamo fatto una tavola rotonda, abbiamo pensato insieme. È stato bello: connessioni, contaminazioni. Da lì è nata anche l’idea di una miscela limited edition, la Bland by Blond. Un gioco di parole, ma anche un progetto concreto». 

Rinaldi conferma: «John non lo dice, ma è stato un consulente. Ha portato la sua comunità, la sua visione, la sua autenticità. Non volevamo un aperitivo milanese qualunque: volevamo un momento di relazione, di partecipazione. E lui lo ha reso possibile».

Durante l’evento, Blond ha realizzato 50 opere uniche e numerate, ognuna caratterizzata dai suoi noodles. Le persone si fermavano, osservavano, parlavano con lui. Non spettatori, ma parte del processo.

«Il mio percorso è basato sull’incontro con il pubblico - dice l’artista -. Le idee più belle nascono dagli incontri casuali. La Design Week serve anche a questo: contaminare chi la vive».

La settimana si chiude, ma il progetto no. Prossimamente, le opere di Blond entreranno ufficialmente nella collezione del MUMAC. Non solo come testimonianza di un evento, ma come nuovo tassello della storia del design del caffè. Un ponte tra passato e futuro, tra industria e arte, tra Milano e il mondo.

«Ci auguriamo – conclude Rinaldi – che questo sia solo l’inizio di altre collaborazioni capaci di creare connessioni con il pubblico. Perché Faema è questo: interpretare le tendenze, dialogare con la città, aprirsi a nuovi linguaggi».

Con il prossimo ingresso delle opere di John Blond, il MUMAC non intende aggiungere semplicemente due pezzi alla sua collezione: aggiunge una storia, un gesto, un incontro. Apre le sue porte a un linguaggio contemporaneo che parla di creatività, di comunità, di contaminazione. E soprattutto, ribadisce una verità semplice e potente: anche una macchina per caffè può diventare arte, quando qualcuno ha il coraggio di guardarla con occhi nuovi.

L’invito è quello di rimanere sintonizzati per scoprire quando tutto ciò avverrà.